Parla, Ricordo

parlaricordoRecensione di Fabio Caramia.

Pubblicata in edizione definitiva nel 1966, dopo numerosissime rielaborazioni, risistemazioni e traduzioni, Speak, Memory, l’autobiografia di Vladimir Nabokov copre un periodo di 37 anni, dall’agosto del 1903, cui datano i suoi primi ricordi, al maggio 1940 quando ottenne il visto per gli Stati Uniti, “con solo qualche sporadica incursione nello spazio-tempo successivo”. E’, nella sua complessa struttura e stesura, una delle opere più significative dell’autore, da annoverare fra i suoi immortali capolavori – Fuoco pallido, Lolita, Il dono e Ada – uno scritto allo stesso tempo poetico, storico e fantastico, costantemente sospeso tra un passato realmente vissuto e uno ricreato. Speak, Memory non è un’autobiografia sui generis. Nabokov non organizza i ricordi in una narrazione cronologica dei fatti – non siamo di fronte a un diario intimo o a una saga familiare – ma secondo un principio tematico: guarda la sua vita come “una spirale colorata in una biglia di vetro” fino a comporre il “disegno irripetibile” del proprio fato personale, in un gioco intricato di sortilegio e illusione, come i misteri del mimetismo animale. I ricordi della sua “infanzia azzurro neve” restano impressi nelle nostre retine come marchiati a fuoco – le mie immagini preferite, quella di Nabokov bambino, ancora a letto dopo una lunga malattia, che ha una vivida visione della madre che percorre le strade di San Pietroburgo su una slitta leggera tirata da un sauro, per andare a comprare il regalo quotidiano che rendeva la sua convalescenza così deliziosa; l’intensa scena d’amore con Tamara, con quel “piccolo ficcanso del pluviale” che continua a gorgogliare; e l’allusivo, difficile e commovente ritratto del fratello Sergej. Uno dei brani più intensi e poetici della sua intera produzione è il momento in cui l’autore e la moglie, in procinto di imbarcarsi per l’America, sono testimoni attraverso gli occhi del figlioletto, del rivelarsi “dello splendido fumaiolo di un piroscafo” che si affaccia “dietro il bucato steso ad asciugare”. “Confesso di non credere nel tempo”, dichiara Nabokov – e noi con lui, dopo aver letto questo libro straordinario, che testimonia con soddisfazione la suprema conquista della memoria. Le sue ardite trasgressioni temporali e la sua struttura tematica a spirale, la ricchezza e l’intensità dei particolari, fanno di Speak,
Memory
un libro di un’originalità abbagliante, un’operazione letteraria, per usare le parole dello stesso Nabokov nella prefazione, che “non era mai stata tentata prima da essere umano”.

Parla, Ricordo Vladimir Nabokov. Adelphi, p. 364, 23 euro, 2010

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