Prolegomeni

“e l’archetipo della macchina del caffè quale sarebbe?” domandò Knund trionfante a un inferocito Samad. Samad stritolando la lattina di birra imprecò dentro di sè. Knud era un selvaggio, un ignorante con la testa ancora zeppa di riti voodoo e baggianate simili. Sei mesi di lezioni, dotte discussioni e non avevano ancora superato lo scoglio del mito della caverna di Platone, si rese amaramente conto che arrivare a Locke, Marx, Hegel e compagnia sarebbe stato impossibile. Quello zuccone di Knud non si sarebbe mai evoluto, era una specie di anello mancante, forse avevano ragione i “bianchi”. Lo sguardo di Samad si perse ad osservare i visi pallidi intorno a lui: gente disperata, relitti alla deriva sul bancone del bar.
Spesso si sorprendeva a domandarsi se le lauree in filosofia e quella in ingegneria l’avessero salvato da una sorte avversa, oppure si trattava dell’ennesima beffa nei suoi confronti: ma perché doveva scaricare casse di frutta dalle 5 alle 11 del mattino? Perché dalle 18 alle 23 puliva cessi e scrivanie?
Il lavoro non era niente male, soprattutto se per dieci anni hai preso bastonate sulla schiena per i motivi più improbabili dettati da colonizzatori stranieri, dittatori da operetta e imbecillità dilagante.

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One comment on “Prolegomeni
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