Revolutionary Road

revolutionaryroadLa famiglia Wheeler vive in sobborgo nei pressi di New York, un quartiere da film anni ’50: “Il complesso residenziale di Revolutionary Hill non era stato progettato in funzione di una tragedia.
Anche di notte, come di proposito, le sue costruzioni non presentavano ombre confuse né sagome spettrali. Era invincibilmente allegro: una paese dei balocchi composto di casette bianche e color pastello, le cui
ampie finestre prive di tende occhieggiavano miti in un intrico di foglie verdi e gialle.” (p. 390) Sono giovani, hanno una bella casa con l’automobile familiare parcheggiata nel vialetto, due figli che giocano sul prato davanti a casa.
In questa perfezione da middle class, i coniugi Wheeler vivono la simpatica casetta coma una specie di galera, dove i loro sogno giovanili affogano tra alcol, noia e mutuo da pagare. Vivono in una strada dal nome emblematico, quasi un ossimoro che ogni giorno ricorda il loro destino: si nasce rivoluzionari e si muore borghesi.
Solo la pazzia potrebbe salvare la situazione, le vie di fuga ci sarebbero, ma è necessario essere degli psicotici per vederle. E i folli vengono rinchiusi nei manicomi, tutti gli altri sono imprigionati negli uffici dei grattacieli di Manhattan.

Revolutionary Road è narrato in terza persona, asettica, che non giudica i personaggi e non parteggia per nessuno. E’ uno sguardo lucido che evita truculenze, turpiloqui e melodrammi. Perché questo mondo è dominato dalla vendita, tutto è solo merce: “Mi disse: ‘Bart, tutto si vende’. Mi disse:
‘In questo mondo non succede nulla, in questo mondo non esiste nulla finché qualcuno non effettua una vendita’. Disse: ‘Non mi crede? Be’ mettiamola così’. Disse: ‘Bart, dove diavolo crede che si troverebbe, ora se suo padre non si fosse saputo vendere bene a sua madre?’” (p. 251)

di Richard Yates, Minimum Fax collana Minimum Classics, p. 405, 11.50 euro, 2003

P.S. Per fine anno è annunciata la versione cinematografica di Revolutionary Road, protagonisti saranno Leonardo Di Carpio e Kate Winslet. Confidiamo nella regia di Sam Mandes.

,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

%d bloggers like this:
Disclaimer