Romanzo Criminale

romanzocriminaleLeggo Romanzo Criminale con un certo ritardo, ma per un mio involontario snobismo spesso rifuggo alla “lettura del momento”, se ne parlava troppo. Mi pento di non averlo affrontato prima: ne vale la pena.
La storia ricalca, così si dice, la reale ascesa e caduta della banda della magliana, ma nel complesso direi che questo è l’elemento più insignificante, la fiction è così scorrevole che poco importa se fatti e persone siano reali o meno. L’epopea di questi ragazzi di borgata ha il sapore del miglior Scorsese, quello di Goodfellas, in qualche modo velatamente citato, e di Main Streets. Citazione diretta per Sergio Leone di C’era Una Volta in America, e qualche ammiccamento all’Ellroy di L.A. Confidential . Tutto ciò per dire che la forza del romanzo sta nei personaggi cattivi e nella loro amicizia messa alla prova da soldi e potere. I “buoni” e la legge sono personaggi minori e sbiaditi, poco interessanti. Non è un difetto. Perché il romanzo è centrato, almeno nella mia lettura, sulla formazione di questi disperati borgatari, dei loro sogni e le loro aspirazioni ad una rivoluzione pre politica. In qualche modo pasoliniani, il Freddo, il Libanese e il Dandi prima che criminali sono amici e giovani sognatori. Il sogno è quello sbagliato, nel corso del tempo se ne rendono anche conto. Ma ormai è troppo tardi.
Stilisticamente DeCataldo ha il pregio di porsi a metà tra una certa seriosità dei WuMing e il grottesco splattereggiante di Ammaniti. Un solo appunto su lessico e sintassi. Narrato in terza persona onnisciente, spesso l’io narrante sposa linguaggio e punto di vista del personaggio in azione. Tuttavia di tanto in tanto la voce narrante tende a confondersi troppo con la lingua del personaggio, scadendo un poco in sintassi e lessico con effetti negativi sulla scorrevolezza del testo.

Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo, Einaudi, collana Stile Libero Big, p. 625, 16 euro, 2002

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