Rosei Ricordi

Più erano mostruosi e più si innamoravano di lei. Quel professore ridicolo al liceo, quello con le gambe corte, sosteneva di insegnare fisica. Quell’uomo era ossessionato dalle gambe, di uomini e donne. Una volta le aveva persino scritto una poesia, una specie di storpiatura di Rosa fresca aulentissima, concludeva con la dimostrazione dell’annullamento dello spazio tempo tra loro, dimostrava l’inelutabbilità del loro, del suo di lui, amore. Aveva ripetuto al professore più volte che Rosi era l’abbreviazione di Rossella, non di Rosetta. Il docente innamorato riteneva che lei si sbagliasse: Rossella non era un nome degno, e poi non lo ispirava poeticamente.

Traghetti, il figlio di papà, l’aveva derisa per tutto l’ultimo anno. Allora si era arrabbiata, ma ora, mentre appendeva quei luridi indumenti, quel ridicolo amore dal passo corto le disegnava un impercettibile sorriso sulle labbra.
E la voce ansimante dello stempiato le chiese “Ridi di me?”

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2 comments on “Rosei Ricordi
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