Solo Per i Tuoi Occhi I

Gli occhi verdi di Rosi guardarono il primo cappotto zozzo della serata, c’è della forfora sulle spalle. Il dirigente trentenne lo sbatté sul banco elargendole un sorriso dal significato inequivocabile.
Ma a Rosi, Rosella per mamma, i sorrisi non interessano, per lei è solo un lavoro, e i soprabiti, cappotti e giubbotti non hanno un volto: sono solo un numero da restituire al cliente. A volte, avere vent’anni, grandi occhi verdi, lunghi capelli neri e nemmeno un filo di grasso può essere una tragedia, per Rosella era qualcosa di più di una tragedia. La bella Rosi, Rosi la pulcherrima, aveva un solo pensiero: gli esami all’università, la medicina ed un intero mondo da salvare. Rosi avrebbe salvato tanta gente sfortunata, le sue lunghe dita affusolate avrebbero guarito persone, esseri umani vessati dalla fortuna, lei che era così bella, così ricca di vita, aveva il dovere di donare questa sua ricchezza a chi nella vita non aveva nulla e nulla avrebbe mai avuto, niente di niente.
All’orizzonte si profila quel giovanotto sudato, stempiato, con la coda e i denti gialli; dietro di lei l’ombra ingombrante di quello schifoso omuncolo, proprietario della disco trendy, che le fiata sul collo e ancora una volta ansima parole. Parole che suggeriscono a Rosi che il suo posto non è dietro il guardaroba ma piuttosto sul cubo, a mostrare tanta beltà ai clienti, oppure, meglio ancora, al fianco di un uomo ricco come lui, con lui a gestire quell’impero.

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