Spielberg: il ragazzo selvaggio del terzo tipo

IncontriravvicinatiterzotipoHo visto Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo al cinema, con i miei genitori, decenni fa. Nel corso degli anni l’ho rivisto altre volte. L’altra sera l’ho guardato con mio figlio di sei anni, piu’ o meno la stessa età di quando l’ho visto con mio papà.
A me era piaciuto già allora, non ricordo le emozioni, ricordo solo che l’abbiamo visto in piedi perché il cinema era strapieno. Altri tempi. Il mio seienne non ha capito molto, affascinato dalle immagini, terrorizzato dagli ufo in arrivo, il giorno dopo cita la scena che gli e’ piaciuta di più: il rutto fuori campo dell’alieno che si è bevuto tutta la Coca Cola che c’era nel frigorifero.
Sono passati molti decenni e Incontri Ravvicinati resta un ottimo film, per quanto imperfetto. Intelligente ed estramente complesso. Ma in questo confronto generazionale di padri e figli, per la prima volta mi è sembrata evidente una cosa: è un film di Francois Truffaut girato magistralmente da un giovane regista di talento, Steven Spielberg.
Non ho prove oggettive di questa affermazione.
Truffaut recita una parte fondamentale: il professor Lacombe. Nei titoli viene accreditato come un ospite di riguardo ma non è presentato come uno degli attori pricipali. Il film risulta scritto solo da Spielberg. Eppure tutto il complesso discorso sul linguaggio e l’apprendimento, ricorre praticamente in ogni inquadratura, è un tema tipico di Truffaut: Il Ragazzo Selvaggio, Gli Anni in Tasca. Poi ci sono i problemi legati ai rapporti familiari, che io ricordi Spielberg affronta questo argomento poche vole e distrattamente: ET, Prova a Prendermi.

Anche sul piano strettamente legato a come è girato il film, il debito verso Truffaut e Hitchcok è immenso, Spielberg sa rinnovarlo in maniera geniale. Un giovanedi grande talento che si vede gà‘ in Duel e Sugarland Express. Ѐ in grado di prendere un soggetto da film di serie B e realizzare Lo Squalo, una tipia storia di genere basso girato con tale maestria da renderlo un film vedibile anche per i radical snob. Grazie alle idee di George Lucas realizza Indiana Jones e il tempio maledetto.
Con Spielberg, Joe Dante, Robert Zemeckis, George Lucas, Hollywood sembra aver trovato un nuovo corso: film di cassetta, girati con talento, idee e soprattutto intelligenti. Il miracolo di portare il pubblico di massa a vedere storie complesse come Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo.
Francois Truffaut, il giovane padre del cinema moderno, sembrava aver trovato degli eredi di talento che avrebbero cambiato la storia del cinema. Purtroppo morto il “padre”, i figli non sono stati in grado di proseguire. Spielberg continua a girare film, è sempre molto bravo ma straordinariamente privo di contenuti.
Tenta l’impegno con Il Colore Viola e Amistad, ma i risultati sono poco convincenti, certo tutti ne parlano benissimo, ma in sala regna la noia. Riesce meglio con Schindler’s List, il tema trattato lo aiuta ma lui eccede in certo manierismo e non manca di aspetti retorici. Gira film interessanti, piacevoli e fragili: Prova a Prendermi, The Terminal, Salvate Il Soldato Rayn, Minority Report. E boiate pazzesche: Always, il quarto Indiana Jones.
Forse il suo ultimo veramente bel film e’ Indiana Jones e l’Ultima Crociata, che ha un padre: George Lucas. In Salvate il soldato Rayn i primi venti minuti sono una pagina di cinema semplicemente meraviglioso, le sequenze dello sbarco in Normandia sono stupefacenti e ancora una volta geniali, per il resto il film si trascina nel genere “guerra”, lontano da qualsiasi orizzonte di gloria.
Interessante il caso di Jurassic Park, recluta un’altra volta un vecchio regista come attore: Richard Attenborough, quello di Gandhi. Ma la sceneggiatura e’ troppo fragile, Attenborough non è Truffaut e Spielberg tradisce in gran parte il bel romanzo di Michel Crichton in favore degli effetti speciali.
Senza padre spirituale, Steven ha successo ma rinuncia alla rivoluzione, certamente è piu’ comodo essere nell’olimpo dei 500 uomini più ricchi al mondo nella lista di Forbes. Ci prova a trovare un padre che gli dia dei contenuti, spera in Stanley Kubrick e realizza A.I. altro film da dimenticare, non sapremo mai cosa avrebbe girato Kubrick, ma quello che ha fatto Spielberg non è all’altezza nemmeno di se stesso. Kubrick non poteva essere il suo nuovo padre spirituale, perché aveva scelto di continuare la rivoluzione del cinema, fregandosene delle classifiche di Forbes.
E in tutto questo Spielberg rifà La Guerra dei Mondi. Lo considero un po’ come Fronte del Porto di Elia Kazan. Certo, Steven non ha mandato in galera nessuno e non ha denunciato colleghi presunti comunisti. Tuttavia qui rinnega tutto: se stesso, Francois Truffaut e la possibilita’ di cambiare il mondo.
Se in ET, Incontri Ravvicinati, ma perfino ne Lo Squalo e nel ciclo di Indiana Jones, il tema era: chi è diverso da noi non è cattivo, non è una minaccia, ci sono mondi completamente diversi da conoscere, la diversità è bella e positiva, non abbiate paura del nuovo e dell’ignoto. Con La Guerra dei Mondi sposa la tesi maccartista, anni cinquanta, il diverso e gli stranieri sono cattivi, difendiamo la famiglia. Se non ricordo male, giustifica questa cosa dichiarando che ormai è padre di famiglia, ha delle responsabilità verso i figli. Discorsi destrorsi. I tempi sono cambiati. Non ci sono più  i comunisti ma i fondamentalisti islamici minacciano l’America. Truffaut e’ morto e il figlio artistico ormai sta in Forbes 500 e deve difendere la posizione.
Il ragazzo selvaggio ha imparato dal maestro, lo ha superato ma e’ diventato borghese senza ragazzi selvaggi da allevare.

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