Terrorista

terroristaCommento di Fabio Caramia

Nel 1970 lo scrittore John Updike che aveva già al suo attivo, tra le altre cose, tre romanzi di grande successo – Corri, Coniglio, Il centauro e Coppie – ormai diventati dei classici della narrativa americana, reagisce con ironia al successo crescente di una cerchia di scrittori ebrei come J.D. Salinger, Bernard Malamud, Philip Roth e Saul Bellow creando in Bech: a book il suo alter ego ebreo, lo scrittore Henry Bech, a cui dedicherà in seguito altri racconti. Non cè da stupirsi, quindi, che lui, assolutamente WASP (White-Anglo-Saxon-Protestant), alletà di 74 anni, con una nuova metamorfosi letteraria, si cali completamente nel punto di vista dei musulmani e attraverso un ragazzo smilzo di 18 anni, figlio di una coppia mista, che, poco alla volta, dopo aver conosciuto l’imam della sua cittadina, decide di diventare attentatore suicida, ci racconti perché un osservante islamico può odiare lOccidente, e soprattutto gli Usa. Quel che invece stupisce, dopo tanti anni, è che la critica si sia nuovamente divisa fra coloro che considerano
Updike un brillante, raffinato ma in fondo un po astuto e inconsistente narratore e coloro che pensano che il genio di Updike merita un posto accanto a Howthorne e Nabokov.
Terrorista non è il capolavoro di Updike. Forse non è neppure il miglior romanzo di Updike degli ultimi anni, se lo si accosta a Nello splendore dei gigli o alla raccolta di racconti di Fratello Cicala, ma è pur sempre un ottimo romanzo di uno dei maggiori scrittori americani viventi. Attraverso Ahmad, il sensibile e simpatico protagonista che attraversa tutto il romanzo con la sua camicia bianca da ragazzo perbene e gli aderenti jeans neri a tubo che fanno bagnare le compagne di scuola, Updike guarda la sua America, quel paese rettangolare che il mare separa da Cristo, e giudica con severità le cose intorno a lui, vede il lato edonistico, materialista del mondo, lo condanna come demoniaco e vi a contrappone una semplice e ardente fede – una fede cercata, non semplicemente ereditata. Terrorista
è anche un romanzo di formazione, che descrive quel delicato passaggio dalladolescenza alletà adulta – la mescolanza di idealismo, religione e incertezza sul futuro tipica di quel periodo della giovinezza.
Il libro imita il genere poliziesco, forse la parte più debole del romanzo. L’espediente usato da Updike per riunire alla fine i due protagonisti, Ahmad e l’anziano Jack Levy, il disilluso consulente scolastico ebreo non praticante, è un po pacchiano, ma la lunga corsa verso il Lincoln tunnel di Manhattan e, soprattutto, quando Ahmad rimane solo con la sua missione e cammina nelle strade prima di salire sul camion carico di esplosivo, sono pagine bellissime, Updike al suo meglio.
L’opera di Updike è destinata a durare. E un osservatore acuto e provocatorio, un felice creatore di atmosfere, un magnifico segnalatore di dettagli, E soprattutto capace di coniugare, è qui sta forse la peculiarità del suo genio artistico, la routine quotidiana dei sentimenti di tutti i giorni, del tran tran coniugale ed extraconiugale, dentro e fuori dal letto, con i grandi temi legati al senso dellesistenza, e di farlo attraverso la sua inimitabile, feroce ironia e il consueto, elegantissimo distacco.

Commento di Stefano Cafaggi
Vorrebbe essere il romanzo di formazione di un giovane terrorista arabo-americano. La parte riuscita meglio è quella più consona ad Updike: rapporti familiari soprattutto di coppia. Efficace la delusione del professore ebreo, sconfortato dal suo lavoro, dalla moglie, dagli scarsi successi della vita, trova nuovi spunti vitali in una relazione extraconiugale e nellimpegno di salvare il giovane Amahad da una vita indirizzata alla mediocrità.
Poco credibile la descrizione del giovane fanatico religioso, il tutto è troppo schematico per essere credibile. Updike descrive superficialmente, forse perché da Wasp non conosce la materia, le motivazioni sociali e ideali che portano un ragazzo ad immolarsi per una causa. Il tutto è di una banalità sconcertante, meccanico e sembra basato più sul pregiudizio piuttosto che sulle emozioni. Troppo scontato. I giovani sono una materia difficile da trattare, i giovani fanatici restano un mistero, almeno per Updike. Troppo facile descrivere una giventù perduta nel consumismo e affogata nei ghetti: dejà vue. Il meccanismo che coduce al finale è a dir poco forzato: casalinga sciatta e provinciale con agganci ai piani alti di Washington, bah.

Terrorista di John Updike, Guanda, narratori della Fenice, 293 p, 15 euro, 2007

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