Ti Prendo e Ti Porto Via

prendoportoviaRomanzo che si immerge nella giornalistisca “italietta”. Graziano Biglia è la star de “noiartri” delle estati riminesi, bolso cantante e playboy quarantenne senza futuro: “ballo canzoni spagnole così non mi sforzo a capire le parole” (L’Italiano Medio Articolo31). Pietro studente sfigato alle scuole medie di unantonomasica provincia, uno con il cartello “per favore prendetemi a calci” appiccicato sulla schiena.
Il loro destini si incrociano in un immaginario paesino laziale: Ischiano Scalo. Tra sesso raccontato, violenza vera, miseria intellettuale e materiale. Il Biglia è un adulto che non riesce a crescere. Pietro un bambino che cresce troppo presto. Due perdenti, outcast, allo stesso tempo eroi in una società volgare che giudica le persone dai soldi: Graziano e Pietro, a modo loro, volenti o nolenti, provano a cambiare.
I personaggi di Ti prendo e ti porto via sembrano una reductio ad unum di tutti i luoghi comuni delle riviste di gossip e dei telegiornali cool italiani. Tutto sembra letto e descritto attraverso la lente di ingrandimento di riviste tra Class e Novella 2000 Una sorta di American Tabloid, ma Figlio di un dio minore
Ammaniti si diverte a scrivere, non sembra uno che passa notti insonni alla ricerca dellaggettivo giusto, o per lo meno no lo fa pesare al lettore.
Ti prendo e ti porto via non è uno di quei testi che riscrive la storia della letteratura: è puro entertainement, Un po’ rotocalco, un po splatter, un po cinico, decisamente leggibile. Lontano dal prepolitoco delle borgate pasoliniane, più vicino alla versione demenziale dei “vinti” di verghiana memoria, sta ai “vinti” come Airport 77 sta a Laereo più pazzo del mondo.
Romanzo assolutamente leggibile, a meno che le vostre letture preferite siano testi come Letica protestante e lo spirito del capitalismo.

Ti Prendo e Ti Porto Via di Niccolò Ammaniti, Mondadori, collana Piccola Biblioteca Oscar, 462 p, 8,40 euro, 2000

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