Tokio Soup

tokyosoupNonostante quanto prometta la copertina a parole ed immagini, in Tokio Soup se c’è qualcosa che non troverete è il sesso. Nulla a che fare con Tokyo Decadence. Il romanzo, narrato in prima persona dal ventenne Kenji, è il viaggio del ragazzo verso l’età adulta, Un percorso che si snoda nelle contraddizioni del Giappone post bellico e post boom economico anni 80. Ne rimane una società in bilico tra tradizioni antiche e consumismo imemerso nella noia. I giovani giapponesi, alla Eros Ramazotti: “sognano sempre l’America”. Ma gli USA sono un miraggio onirico, irreale, che ha le forme di Niketown, un non luogo che nemmeno gli statunitensi consocono.
Il volto prosaico e reale dell’America è quello del turista Frank: fisicamente sfatto, psicopatico dai modi gentili e dalle azioni atroci. Quì il punto di frizione tra america sognata e quella reale, tra Giappone orgoglioso e colonizzazione culturale. Tranne una scena di violenza un po’ splatter, Tokio Soup è un lungo confronto tra il giovane nipponico Kenji e lo yankee di mezza età Frank. Due mondi si incontrano per scoprire ugnuno il peggio dell’altro. Di certo l’americano ha la parte peggiore.

Se, come da titolo orginale, tutti galleggiamo in una strana zuppa miso, la risposta a tutto è l’amore e il rispetto di persone e tradizioni. Per dirla volgarmente: moglie buoi dei paesi tuoi.

Tokyo Soup di Ryu Murakami, Mondadori, collana Piccola Biblioteca Oscar, p. 232, 8.40 euro, 2007

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