Trilogia Sporca dell’Avana

trilogiasporcaavanaLa Trilogia Sporca dell’Avana è una sorta di Tropico Del Cancro in salsa caraibica,
il protagonista Pedro Juan è un po’ un Hank (Bukowsky) che parla spagnolo. Ma lo sfondo non è quello ridanciano della Parigi degli artisti, e nemmeno quello da ricca Los Angeles. Siamo a Cuba negli anni della grande crisi a metà degli anni ’90.
Gli eroi della trilogia (Ancorato alla Terra di Nessuno,Senza Niente da Fare e Sapore di Me) sono i “vinti”, gli emarginati, i senza speranza: poveri, puttane, neri, mulatti, vecchi e bambini. Vivonono ammassati in minuscoli appartamenti putridi, si guadagnano qualche soldo con i lavori più disparati: dalla pesca alla prostituzione, dalla vendita di piccole cose al furto.
Nel complesso si tratta di una raccolta di racconti brevi, tranche di vie, tenuti assieme dal narratore Pedro Juan e da qualche elemento ricorrente. Ogni tanto qualche racconto si sposta nel tempo, anticipando o posticipando fatti di altri brani.
Nei primi due romanzi tutto è riferito alle avventure del narratore, mentre nel terzo Sapore di Me spesso si distacca dall’autoreferenzialità per narrare fatti accaduti ad altri. I toni e il tipo di eventi restano gli stessi. L’elemento dominante è il sesso. Non c’è da mangiare, la miseria è tremenda, e l’unica consolazione restano l’alcol e le donne. In questo ambiente tremendo qualcuno tenta di scappare, si costruisce una zattera e affronta l’oceano per raggiungere la Florida. Pedro Juan potrebbe fuggire, in un tempo remoto era un giornalista e ha girato il mondo, ha conosciuto l’opulenza degli USA e dell’Europa. Eppure non fugge, resta nella miseria. La domanda è: perché? la risposta non è certa, ma da ciò che se ne evince è che tutto sommato a lui piace la sua vita oziosa al sole dei caraibi, il sesso, ama Cuba con tutte le sue contraddizioni e soprattutto tutti quelli che se ne vanno soffrono di nostalgia. Cioò meglio miserabile e tutto sommato felice piuttosto che ricco
e triste. Pedro Juna sceglie di continuare a vivere le sue scanzonate, a volte tristi a volte divertenti giornate tra gli ultimi della società.
Il tutto è narrato con un linguaggio diretto, per non dire triviale. Lo stile è semplice e paratattico. Questa scelta stilistica, unita ad una certa monotonia dei fatti narrati, dopo un po’ possono risultare un po’ noiosi.
Una curiosità. A p. 106 si il protagonista afferma: “Il mio cazzo è bello, grosso, scuro, lungo quindici centimetri [...]“, a p. 345 ritorna sull’argomento: “E le ho mostrato l’uccello, duro come un palo. Venti centimetri d’acciao” A parte varie considerazioni che spaziano dalle vanterie maschili aduna specie di miracolo, infatti a p. 106 Pedro Juan ha 45 anni mentre a p. 345 ne ha 47, insomma c’è sempre speranza. Ma il punto interessante riguarda la credibilità del narratore: sarà attendibile? Racconta sempre la verità? Ma si sa: l’argomento in questione è il meno attendibile di per sé, soprattutto se a parlarne è un uomo.

Trilogia Sporca dell’Avana di Pedro Juan Gutierrez, edizioni E/O, p. 499, 9.50 euro, 2006

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