Una Cosa Divertente Che Non Farò Mai Più

cosadivertentenonfaromaipiuIn Una Cosa Divertente Che Non Farò Mai Più Wallace racconta il suo viaggio di una settimana a bordo della nave da crociera extralusso Nadir (Zenith), avrebbe dovuto essere un pezzo giornalistico, il risultato è un esilarante saggio da scrittore, molto Gonzo Journalism. Mandate un intellettuale su una crociera con divertimenti organizzati e il risultato è abbastanza scontato: crociera, croceristi e equipaggio verranno ridicolizzati senza pietà.
Wallace affonda lo sguardo cinico, distaccato, divertito sul microsmo della nave, una specie di città galleggiante, specchio della società opulenta, annoiata e senza valori in cui credere. La nave è una specie di circo, dove tutti sono rappresentati come fenomeni da esibizioni, gente grottesca. Tutti vittime del divertimento forzato, già di per se un’idea agghiacciante. Deportati volontari del divertimento, non a caso la crociera è spesso paragonata ai campi di concentramento, che tentano di riempire il vuoto esistenziale con il cibo, feste, giochi, e intrattenimenti più o meno demenziali.
Una Cosa Divertente Che Non Farò Mai Più è percorso da un umorismo irresistibile, folgorante e corrosivo con un fondo di malinconia, Wallace descrive un ambiente fantozziano. Talmente divertente da far sembrare il Roversi di Turisti per Caso un pedante accademico. La nave è uno specchio grottesco della società; dietro la facciata di divertimento e serenità a tutti i costi, ossessione per l’igiene e il miraggio della vita perfetta aleggia lo spettro di lavori sfruttati, gerarchie, caste varie e crudeltà parentali.
Perfino in questo breve saggio, Wallace non resiste alla tentazione delle note, il testo ne è zeppo, ci sono anche note alle note, quasi un secondo libro nel libro. Una Cosa Divertente Che Non Farò Mai Più è lo sguardo triste e critico tipico di uno scrittore sulle pochezze umane, si sa che se uno nella vita si diverte probabilmente ha di meglio da fare che scrivere romanzi. E’ un gioco al massacro, dove alla fine, anche se non si dovrebbe, viene da considerare l’ipotesi che se lo scrittore fosse meno sprezzante verso queste pagliacciate organizzate vivrebbe meglio, senza dubbi, senza domande; nel caso specifico di Wallace questa considerazione ha risvolti umanamente tragici.
PS: Alla fine del volume c’è una nota di Edoardo Nesi che spiega Infinite Jest dello stesso Wallace. Curiosamente questa postfazione avrebbe avuto più senso in Infinite Jest che non quì, dato che non sfiora nemmeno Una Cosa Divertente Che Non Farò Mai Più. Misteri editoriali, chissà che ne avrebbe detto Wallace.

Una Cosa Divertente Che Non Farò Mai Più di David Foster Wallace, Minimum fax collana I Quindici, p. 164, 15 euro, 2010

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