Il bar nella metropolitana è un'oasi di caldo nei gelidi inverni ed una sauna nelle torride estati.
Il locale
si distingue per sporcizia, cibo scadente e clientela improbabile, degna di un talk show incentrato
sui casi umani.
Dietro la
cassa bivacca Giorgio il proprietario, un sessantenne unto e grasso che spaccia caffé,
biglietti
della metro, cibo maleodorante e sigarette anche ai minori di sedici anni. Dietro al
bancone staziona,
Gino, detto
Pongo, nessuno sa perché. Pongo forse non ha trent'anni, è stempiato ma vanta
una lunga coda cavallina,
denti storti, gialli, e in numero inferiore al dovuto, le ascelle
pezzate dal sudore in qualsiasi stagione. Poco più in là c'è
Ezio, barista sui quaranta, tarchiato, capelli
folti e costantemente arati da un
pettine e tenuti in carraggiata da ettolitri di brillantina.
Poi ci sono gli habitué. La modella slava, pallida, bionda, grandi occhi azzurri, giovanissima,
magrissima e splendida, dalle 11.30 AM alle 12 AM contempla una tazza di
cappuccino, ne sorseggia
metà e poi scompare, così tutti i giorni. Due uomini di colore, sempre imbottiti come
sciatori
degli anni venti del secolo scorso,
discutono ogni giorno ad alta voce, nessuno ha mai capito
su quale
argomento, nessuno conosce la loro lingua, loro della nostra sanno solo "Birra".
Il dottor Brambilla fa il suo
ingresso alle 11.45, alto, atletico nonostante i settant'anni, è il miglior interprete
vivente di Sean Connery che
abbia mai visto. Non credo che il Brambilla sia calvo, si rade
la piazza per assomigliare al gran scozzese, se
si escludono barba e pelata con il buon Sean
il dottore ha più tratti in comune con un container piuttosto
che con l'attore.
Lo studente al tavolo all'angolo racconta gesta eroiche, quasi si soffoca con una sigaretta
light,
mentre cerca di impressionare una ragazzetta paffuta, dalle labbra
troppo truccate, il sedere troppo
grosso e gli occhi che scrutano senza tregua la
selva di brufoli del corteggiatore.
Sospettiamo tutti una
pazzesca storia d'amore tra l'aspirante Connery Brambilla e la signora
Spinazza,
una tonda sessantenne, dai capelli biondi e ricci opera di eroici parrucchieri del centro.
La signora Spinazza entra avvolta in un visone alle 11.50 precise, ordina caffè e una pasta secca.
Dopo di che, tutti i giorni con enorme sorpresa, incontra Brambilla. Il dottore si profonde
in complimenti e attacca uno dei suoi estenuanti monologhi. Siamo tutti grati alla Spinazza,
lei è la nostra salvatrice dal quell'imponente rompicoglioni del Brambilla. Il dottore è onnisciente,
conosce aneddoti su tutto, ha provato ad elargire la sua sapienza a chiunque, perfino
gli extracomunitari,
quelli che conoscono solo la parola "Birra", ogni tanto devono sopportare sermoni di un paio d'ore.
Alle 12.05 Brambilla, tutti i santi i giorni, accompagna Spinazza non si sa dove.
Per quanto mi riguarda, sto qui seduto in un angolo, davanti a me questo bar lurido, dove
la salmonellosi
si tiene alla larga, per paura di infettarsi. Alla mia sinistra la parete di vetro dove posso
vedere tutta quella gente con un sacco
di cose da fare scomparire nella metropolitana, alla mia destra
la varia umanità del bar, davanti a me giornali
e riviste, che leggo con interesse maniacale
dalle 11 alle 13. In pace con me stesso, in questo bar avvolto nelle
nebbie perenni del fumo di sigaretta, segatura a terra e promesse non mantenute.