Quando passo lì davanti c'è una sola luce. Giorgio lascia
accesa la lampada sopra la cassa e spegne tutti i neon, quando ha chiuso il bar
e fa i conti ed
Ezio passa lo straccio per terra. Una volta gli ho detto che sbagliava presa,
che così si stancava, che avrebbe dovuto tenere la schiena dritta, cambiare straccio ogni mese.
Quando passo lì davanti devo aspettare che il corridoio si asciughi. Così, la prime volte che
lavoravo qui sotto, sono operaio della nettezza metrourbana, non so se si dice così,
ma così mi capiscono tutti, dicevo, la prima volta che sono venuto qui sotto e sono
arrivato qui davanti e dovevo aspettare che il corridoio si asciugasse, mi sono
appoggiato allo spazzolone e ho guardato dentro Giorgio che contava i soldi con un
bicchiere di vino. Quando mi vide mi fece cenno di entrare, sorrise, non mi aspettavo
il sorriso tra quelle macchie di pizza sui vassoi, portacenere anneriti, ditate unte sui
vetri, righe nere sui tavoli, vedo solo sporco e pulito io, dovete capirmi, sono operaio
della nettezza metrourbana. Così ogni sera, alla chiusura, passo di qui, e scopro cosa
Giorgio mi offre da bere, beviamo quello che è avanzato, il fondo di una bottiglia
qualsiasi, per non doverla buttare, ma che nemmeno si può vendere, a volte mi va bene,
capita anche un whisky seminvecchiato, marche pubblicitarie, certo, ma che volete,
per uno che beve
solo birra in lattina senza scritta d'importazione, a volte un
frizzante che non frizza più, a volte un campari inodore. Giorgio mi racconta cosa è
successo durante la giornata, e intanto il corridoio si asciuga.