Aveva provato di tutto: creme a base di sabbia, infuse di rosmarino, dopobarba “per l’uono che non deve chiedere mai” fino alla lama del rasoio arroventata. I brufoli prosperavano rigogliosi. Faccia di pizza. Nulla aveva avuto effetto. Il medico gli aveva detto: un giorno li rimpiangerai. Forse sarà vero. Ma al momento rimpiangeva solo di essere nato. L’unica consolazione schiacciare quelle pustole dalla punta gialla e sentire qull’impercettibile scricchiolio di pelle che si spezza e il pus giallo uscire. Una cosa schifosa, d’accordo, ma in qualche modo piacevole, liberatoria. E ora, che finalmente era riuscito a portare Sabrina “a bere qualcosa” lei lo preferiva la compagnia di quel relitto umano: un mendicante con cane pulcioso. Certo, ad essere onesti, non era proprio che erano usciti insieme, il locale è uno schifo. Ma era la sua unica occasione: bere qualcosa in attesa che la metropolitana ripartisse. Alla faccia di chi si lamenta dei suicidi che bloccano la circolazione dei treni. Quella era un’occasione da non perdere. Sabrina: che donna! Non è una ragazzina come le altre. Lei sa truccarsi e soprattutto le forme, le tette per intederci, le gambe da sogno e quel piercing all’ombelico, tutta roba che ti trasforma in un uomo. Ha mentito a Sabrina. Ha detto di avere un tatuaggio. Lui il tatuaggio non ce l’ha, mica scemo la mamma lo ammazza se si rovina la pelle. E i brufoli allora? Mamma come la mettiamo? Ma resto il problema, Sabrina vuole vedere il tatuaggio: il drago con gli occhi di giada, o una cosa del genere. Non ricorda bene nemmeno la bugia, e questo è un problema: deve trovare qualcuno che gli faccia quel tatuaggio che non ricorda come deve essere, che non ha ma che dovrebbe avere. Prende il
cellulare e la chiama, non può permettere che un cane puzzolente rovini la sua prima uscita con Sabrina. La sua prima usicata con un ragazza in generale.